venerdì 16 settembre 2011

La Fame Nervosa

La "fame nervosa" è il termine comunemente usato per indicare quello che gli studiosi del comportamento alimentare definiscono eating emozionale, ovvero "la situazione vissuta da quei soggetti che mescolano le emozioni con l'assunzione di cibo e usano il cibo per affrontare le emozioni che si incontrano ogni giorno.
La fame nervosa può colpire anche chi non ha problemi di peso, con la fame nervosa non si mangia per fame.

Gli esperti ritengono che la fame nervosa si sviluppi nella prima infanzia.

Secondo questa teoria, è fondamentale che la mamma capisca quando il bambino avverte un reale bisogno di mangiare evitando di offrirgli il cibo quando il pianto infantile non è effettivamente una conseguenza della fame.
Se la mamma non è in grado di interpretare giustamente il pianto c'è qualche probabilità che il figlio crescerà senza essere in grado di elaborare una giusta identificazione della fame e non saprà distinguere tra questa ed altre sensazioni.

In questo modo nell'età adulta i diversi stati d'animo come l'ansia, la tensione, la collera verranno interpretati nel modo sbagliato con conseguente sviluppo della fame nervosa.
L'eating emozionale è caratterizzato da vari stili alimentari e diverse sono le motivazioni ed emozioni che portano alla necessità di sfruttare il cibo spesso in grande quantità per superare noia, ansia, rabbia o depressione.

Il legame tra alimentazione ed emozioni è ormai una cosa dimostrata dimostrato, anche se questo non significa che la fame nervosa dipenda necessariamente da severi problemi psicologici o da conflitti interiori, in quanto anche le emozioni legate alle normali attività di vita quotidiana possono essere uno stimolo importante per l'assunzione smodata di cibo fatta anche in modo compulsivo.
La fame nervosa ha diverse motivazioni.


Colpiti dalla fame nercosa sono i mangiatori tristi,
la tristezza individuale porta a cercare di sconfiggere la propria tristezza mangiando.
La tristezza ha origine da un'analisi realistica di un fatto spiacevole, di una perdita o di una delusione e può essere considerata come la normale risposta fisiologica dell'organismo ad uno di questi eventi.
La tristezza ha origine certo da una sensazione spiacevole che si può rivelare utile per aggiungere profondità al significato della vita e, dopo un certo lasso di tempo, si ritorna alla normalità.


Non bisogna fare l'errore di confondere la tristezza con la depressione, quest'ultima deriva da una distorsione del pensiero nei confronti dell'evento spiacevole.
In un quadro di depressione si tende a valutare la situazione negativa in maniera irrazionale e catastrofica, associandovi numerosi fattori quali: tristezza, basso livello di autostima, pessimismo riguardo al futuro, diminuzione dell'interesse sessuale e dell'energia, modificazione dell'appetito e del peso.

Per aiutare i mangiatori tristi la prima cosa da fare è identificare e modificare il loro pensiero irrazionale, tenendo presente che i sentimenti di queste persone non sono determinati dall'evento, ma dai loro pensieri nei confronti dell'evento stesso.
Un altro aiuto per il mangiatore triste deriva dalla pratica dell'esercizio fisico continuativo che genera un miglioramento del tono dell'umore, anche quando il soggetto si nasconde dietro pensieri del tipo "non sono uno sportivo" o "è troppo faticoso".
Gli effetti benefici si hanno anche soltanto camminando con frequenza e conducendo una vita più attiva, non è necessario praticare un'attività fisica estenuante.


Da fame nervosa sono anche colpiti i mangiatori ansiosi, in questi soggetti è classico il legame intercorrente tra ansia e cibo, soprattutto se l'ansia deriva dall'apprensione o dalla preoccupazione per un evento futuro che sarà spiacevole o pericoloso.
L'ansia è una sensazione diffusa vissuta come una minaccia indefinita per il benessere e non deve essere confusa con la paura, la quale è il risultato di una sensazione specifica, immediata e fisica.

La persona ansiosa tenta di risolvere con la fame nervosa i sintomi di sudorazione, agitazione, tensione, irrequietezza. Per aiutare queste persone è importante identificare le emozioni e la loro sequenza, i pensieri e le circostanze che creano l'ansia e quindi discutere e modificare in modo razionale l'atteggiamento mentale.

Mangiatori annoiati sono facilmente colpiti dalla fame nervosa, in quanto la noia è la più diffusa forma di mediazione emozionale nell'alimentazione ed è spesso associata all'eating emozionale. Per i mangiatori annoiati il cibo è il solo unico motivo legittimo per poter interrompere un'attività noiosa.
L'esempio più semplice che si può considerare è la pausa durante le ore lavorative, quando si beve il caffè e si mangia la brioche, ritenuto accettabile, mentre non lo sarebbe interrompere il lavoro per leggere il giornale o per fare due passi.
Anche la casalinga che si ritrova con del tempo libero e non sa che fare, spesso inizia a cucinare e a mangiare.

La noia non è associata a dei sintomi evidenti, diventa quindi difficile identificare il vero problema.
L'analisi, la registrazione del cibo assunto e il controllo dei momenti in cui ci si lascia andare durante la giornata sono gli strumenti solitamente impiegati per evidenziare l'associazione del cibo a situazioni nelle quali il soggetto non aveva niente di interessante da fare.
E' necessario programmare attività piacevoli, non impegnative e, quando questo non fosse possibile, cercare di svolgere le attività noiose in un luogo dove non vi sia del cibo disponibile.

I mangiatori soli usano il cibo come il sostituto di qualcosa che manca: un compagno, un amico o qualcuno con cui condividere la vita.
La situazione viene a peggiorare con il conseguente aumento di peso, in quanto aumentano le difficoltà a relazionarsi adeguatamente con gli altri.

Si possono distinguere due tipi di solitudine: la prima è causata dalla mancanza di contatti con gli altri, perciò nei soggetti che ne soffrono bisogna cercare di stimolare i contatti sociali con il superamento di pensieri negativi nei confronti della loro capacità di relazionarsi agli altri e del pensiero pessimistico nei confronti di futuri rapporti.

Il secondo tipo di solitudine che va a caratterizzare la fame nervosa è caratterizzato da relazioni interpersonali presenti ma estremamente superficiali, tanto che i soggetti in questione hanno paura di condividere i sentimenti con qualcuno, temendo di essere giudicati negativamente e rifiutati.
Per dare risposta a questa situazione bisogna imparare ad identificare uno o due amici reali, a conoscerli meglio, senza pretendere la perfezione nelle persone prescelte.
Processo lungo e complesso perciò bisogna ricordarsi che le grandi amicizie sono caratterizzate dall'impegno e dal susseguirsi di numerosi alti e bassi e che solo superando le possibili incomprensioni si costruisce una relazione stabile e duratura.
Solo così si può superare la fame nervosa.

I mangiatori arrabbiati per questo colpiti dalla fame nervosa hanno la rabbia che viene espressa sotto forma di risentimento, gelosia, indignazione o frustrazione può essere associata alla fame nervosa.
Solitamente questi sentimenti derivano dal fatto che la persona non riesce ad ottenere quello che desidera e, quindi, mangia per scaricarsi e per sfogarsi.
La persona a volte soffre di dolori allo stomaco o ai muscoli.
Per risolvere quindi questo problema bisogna imparare a gestire la rabbia e per ottenere questo risultato esistono varie tecniche:prima di tutto la prima consiste nell'esternare la rabbia, in quanto solo così si troverà a non mangiare senza controllo nei momenti in cui è arrabbiato e soprattutto è importante lavorare sui pensieri irrazionali che producono questo stato emotivo.

Spesso la fame nervosa è l'espressione della rabbia e non un modo per ridurla, molte donne, arrabbiate con il partner perché ha espresso dei commenti negativi sul loro corpo o sul loro comportamento alimentare, sfogano il loro risentimento mangiando sotto gli occhi del partner come per fargli un dispetto.
Bisogna far capire alle persone interessate che così facendo danneggiano soltanto se stesse e che mangiare correttamente è importante solo per sè stesse e per la propria salute.
Si possono cercare tre modi di comunicare: passivo, aggressivo e assertivo.

La persona passiva parla sottovoce, con gli occhi abbassati, usa parole del tipo "forse", "piuttosto", "se tu potessi" ed è incapace di rifiutare le richieste per paura di offendere gli altri. La rabbia non viene quindi esternata,rivolgendo poi verso se stesso la propria incapacità di farsi valere e il risultato che ne deriva è il mangiare in eccesso.

L'aggressivo centra la propria comunicazione sulle sue necessità e su quello che vuole: parla a voce alta e spesso discutendo arrossisce; usa termini del tipo "mai", "sempre" o "impossibile", a volte minaccia ed è sempre in lotta con gli altri, che sono ai suoi occhi i nemici o le vittime.
La sua personale incapacità di modificare l'ambiente che lo circonda si trasforma in frustrazione e rabbia e quindi si scaglia sul cibo per sfogarsi.

L'assertivo comunica esprimendo direttamente le sue necessità, la sua volontà e i suoi desideri, tenendo conto dei sentimenti e delle emozioni della persona con cui sta parlando.
Solitamente ottiene i cambiamenti desiderati nelle attitudini e nei comportamenti del suo interlocutore, ma sempre rispettandone i diritti.
Nelle sue azioni è sempre consapevole che esiste anche l'altro , non si aspetta che gli altri facciano tutto per lui e non pensa di dover fare tutto per gli altri.

L'assertivo non tende a diventare arrabbiato né frustrato, è per questo che ha un maggior controllo sul proprio comportamento alimentare.
E' quindi una buona cosa imparare a essere assertivi proprio per poter esprimere le opinioni personali, far valere i propri diritti e far fronte ad eventuali violazioni dei diritti considerati "di tutti", come la libertà di espressione e di pensiero.
Fame nervosa scampata!!!

Poche regole possono aiutare ad ottenere questo risultato, ricordando che ognuno ha il diritto di esprimere ciò che pensa, essere chiari nelle nostre richieste, non criticare la persona con cui si discute, ma solo i concetti che esprime, superare la paura di dire no, accettare con calme le critiche, riflettendo sul fatto che potrebbe esserci del vero in ciò che ci viene detto.

I Mangiatori celebrativi fanno parte di questa categoria perchè si trovano nell' impossibilità di gioire di qualcosa senza essere colpiti da fame nervosa e hanno molta difficoltà nel prendere parte ad un evento senza mangiare o bere in eccesso.
Se una persona ha questo problema, deve capire che le occasioni sociali sono fatte per incontrare gente e non per mangiare del cibo superfluo, e che è sempre possibile servirsi di alimenti ipocalorici, a basso contenuto di grassi, anche in queste situazioni.

E' fondamentale che una persona che si trovi nella situazione di dover perdere peso, impari a distinguere la fame nervosa da quella biologica.
Per fare ciò può essere utile individuare se si può associare il proprio comportamento alimentare con gli stili di fame nervosa sopra indicati, registrando, accanto agli alimenti introdotti quotidianamente, gli stati emotivi e le sensazioni fisiche associate in quel momento all'ingestione.
Sarà più facile così distinguere la reale sensazione di fame dalla voglia di cibo stimolata da sensazioni diverse, ma non da un appetito biologico.
Imparato a differenziare le due situazioni, si può più facilmente imparare a soddisfare soltanto la fame biologica.

Basilare per combattere la fame nervosa associare alla dieta dell'esercizio fisico continuativo, che, oltre a migliorare il tono dell'umore, e quindi a ridurre l'eating emozionale, contribuisce anche a ridurre la fame biologica.

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